Abolito l’obbligo di applicazione dello Split Payment per le prestazioni fatturate dai professionisti nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni 

La modifica normativa

Una nuova modifica è stata introdotta per i professionisti operanti con le Pubbliche Amministrazioni, e le loro controllate, nonché con le società quotate al Fitse Mib.
Cade infatti, a valere dal 14 luglio 2018, l’obbligo per tale categoria di lavoratori di assoggettamento dei compensi degli stessi percepiti al meccanismo della scissione dei pagamenti di cui all’articolo 17 ter del Dpr 633/72.
Per la precisione il cosiddetto “split payment” non troverà più attuazione in relazione ai rapporti con gli enti pubblici, più attuazione per tutti i compensi assoggettati a ritenuta ai fini delle imposte sui redditi.

Aspetti pratici

Il professionista il quale emetta una fattura nei confronti delle pubbliche amministrazioni non sarà più tenuto a riportare la dicitura “scissione dei pagamenti” (o “split paym

ent”), mentre il cliente tornerà a versargli l’IVA unitamente al compenso ed al netto della ritenuta. Ritornerà dunque in capo al professionista anche onere di versare l’IVA relativa in sede di liquidazione periodica.

Il versamento dell’IVA

La sopra citata modifica normativa annulla quindi parzialmente il precedente intervento in materia, il Decreto Legge n. 50 del 2017, il quale estendeva per l’appunto l’adozione, dal 1° luglio dello stesso anno, dello split payment anche da parte dei professionisti al fine di ridurre l’evasione in materia IVA.

Alla luce di quanto sin qui esposto si prospetta dunque per i professionisti un ritorno alla disciplina antecedente, mediante l’adozione della regola dell’esigibilità differita, ex articolo 6, comma 5, del DPR n. 633/72, il quale recita:
“per cessioni di beni e prestazioni di servizi…fatte allo Stato, agli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, agli enti pubblici territoriali e ai consorzi tra essi costituiti…alle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, agli istituti universitari, alle unità sanitarie locali, agli enti ospedalieri, agli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, agli enti pubblici di assistenza e beneficenza e a quelli di previdenza l’imposta diviene esigibile all’atto del pagamento dei relativi corrispettivi, salva la facoltà di applicare le disposizioni del primo periodo(esigibilità per competenza)”.

Mediante questo meccanismo perciò l’IVA a debito rimane per il fornitore di fatto “sospesa” fino al momento del pagamento della fattura da parte dell’ente cliente, ma perché siffatta agevolazione trovi realizzazione è condizione necessaria l’indicazione in fattura della scritta “fattura ad IVA differita”.

Non godranno di quest’ultimo favorevole trattamento invece le società aventi come clienti le pubbliche amministrazioni, per le quali l’obbligo impositivo continuerà a sorgere dal momento di emissione della fattura.

Si attende un intervento da parte del legislatore per livellare tale disparità, ma si potrà nel frattempo gestire, previo consenso del committente, con l’emissione di un avviso di parcella che al momento del pagamento verrà sostituito dalla fattura definitiva.

 

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