Sospensione fino a 30 giorni per i controlli sulle compensazioni “a rischio”

 

Dal 29 ottobre sarà facoltà dell’Agenzia delle Entrate sospendere i pagamenti effettuati a mezzo di modelli F24, al fine di effettuare dei controlli.

Gli accertamenti riguarderanno specificatamente i profili di rischio relativi alle compensazioni, come sancito all’articolo 37, comma 49-ter del Dl 223/2006, introdotto dalla Legge 205/2017.

 

I termini della sospensione

 

Il blocco dei versamenti potrà protrarsi per non oltre 30 giorni dalla presentazione del modello, termine oltre il quale, in assenza di contestazioni, la compensazione sarà valida. Nel caso avverso la delega non si considererà invece eseguita ed i versamenti e le compensazioni si riterranno quali non più effettuati.

Il contribuente sarà ad ogni modo raggiunto da una comunicazione di segnalazione di avvio dei controlli, a seguito della quale potrà fornire informazioni utili alla finalizzazione della procedura, o decidere di annullarla.

 

Le compensazioni controllate

 

I criteri di selezione dei modelli da controllare sono stabiliti dal provvedimento direttoriale 195385/2018 del 28 agosto il quale prevede disposizioni attuative alla norma sopra citata, includendo nella pratica quasi ogni tipologia di compensazione fra quelle passibili di verifica.

Qualora quest’ultima dovesse poi verificarsi, saranno oggetto di valutazione per il potenziale blocco dei crediti:

  • la tipologia del debito pagato;
  • la tipologia del credito compensato;
  • la coerenza dei dati indicati nel modello F24;
  • i dati presenti in Anagrafe Tributaria o resi disponibili da altri enti pubblici, inerenti ai soggetti indicati nella delega di pagamento;
  • analoghe compensazioni effettuate in precedenza dai soggetti indicati nel modello F24;
  • il pagamento di debiti iscritti a ruolo ai sensi dell’art. 31 comma 1 del Dl 78/2010.

 

Il legislatore per chiarificare il metodo d’indagine ha cercato inoltre di individuare particolari casi di criticità riportando quali esempio di situazioni di rischio, all’interno della relazione tecnica che ha accompagnato il disegno di legge, l’utilizzo di crediti risalenti nel tempo ed il cosiddetto accollo fiscale, la compensazione del debito effettuata da un soggetto differente rispetto a quello titolare del debito.

Risulta ad ogni modo ipotizzabile, date le premesse del provvedimento, che le deleghe possano essere più probabilmente sospese in occasione della rilevazione di precedenti, fiscali o penali, su illeciti tributari riguardanti l’indebita compensazione.

Conseguenze della sospensione

 

La sospensione del pagamento non rischierà di produrre effetti negativi in caso di accoglimento della delega da parte dell’Amministrazione finanziaria al termine dei controlli, poiché verrà regolarmente validata la compensazione (ma non esonerata da successivi ulteriori controlli sull’utilizzo del credito) ed il versamento sarà quindi effettivo sin dalla data di invio del modello.

Può avere diversamente conseguenze anche molto deleterie un eventuale rigetto dell’adempimento.

Se nella maggior parte dei casi il mancato accoglimento sarà infatti sanabile mediante l’istituto del ravvedimento operoso, vi saranno però anche delle situazioni in cui il ritardo causato dai tempi della verifica ed il successivo scarto del modello F24, potrebbero arrecare pesanti danni al contribuente:

basti pensare a quelle condizioni per le quali il pagamento deve essere compiuto tassativamente entro una certa data allo scopo ad esempio di usufruire di un regime agevolativo (es. rivalutazioni di quote o terreni), di non incorrere in gravose sanzioni, o di non decadere dal godimento un beneficio.

In tali ultime ipotesi la novità non può che tradursi in una riduzione delle tutele per il contribuente, il quale risulterà senz’altro penalizzato dal rigetto.

 

Possibili soluzioni

 

Pur in presenza di uno scarto da parte dell’Agenzia rimane pur tuttavia ferma la possibilità per il contribuente di opporsi alla deliberazione proponendo un ricorso.

Conservando la documentazione relativa alla trasmissione il contribuente potrebbe pertanto considerare comunque valida la compensazione proposta ed attendere il successivo atto sanzionatorio da parte dell’Amministrazione finanziaria per avanzare la contestazione.

Vi potrebbe essere però anche un’altra, più incerta, soluzione.

I principi affermati dalle Sezioni unite della Corte di Cassazione in materia di estratto di ruolo (sentenza 19704/2015) sostengono l’ammissibilità della tutela facoltativa anticipata da parte di un contribuente che si ritenga leso da un provvedimento del Fisco del quale sia venuto a conoscenza, anche in assenza di notifica di un atto tipizzato.

Alla luce di quanto sopra esposto, riconducendo il principio esaminato alla norma di qui discussa, si dovrebbe pertanto ritenere legittimo l’esercizio del ricorso presentato entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione del diniego alla compensazione, ma nel merito si attendono delucidazioni.

 

Conclusioni

 

Dati i profili di rischio che la nuova disciplina introduce per il contribuente è consigliabile, a titolo prudenziale, di sottrarre alla compensazione le poste soggette a gravi penalizzazioni in caso di omesso o tardivo versamento, in special modo se l’origine del credito risulta incerta.

Altra misura preventiva all’incombere di condizioni sfavorevoli potrebbe essere infine quella di anticipare il pagamento rispetto ai termini della scadenza, onde avere eventualmente il tempo di effettuare le opportune correzioni o di fornire i chiarimenti richiesti, senza incorrere in sanzioni o punizioni.

 

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