Con l’ufficializzazione della Manovra finanziaria, approvata in questi giorni alle Camere, vengono nuovamente rivisti i criteri di accesso e di esclusione per la cosiddetta Flat Tax, l’imposta con aliquota non progressiva, che nella precedente legislatura era stata posta al centro di un importante progetto di riforma fiscale, che prospetticamente avrebbe dovuto negli anni arrivare a coinvolgere la maggioranza dei contribuenti italiani.

Si muove invece ora in opposta direzione il Governo con il provvedimento appena emanato in Gazzetta Ufficiale, il quale, pur non stravolgendo radicalmente la norma, introduce delle significative novità al testo dell’imposta, volte a contenere il numero degli aderenti all’agevolazione.

Nessuna estensione della Flat Tax

La nuova norma abroga i commi da 17 a 22 della legge 145/2018, annullando la previsione che estendeva l’accesso ad un regime di tassazione agevolato anche per quanti nel precedente anno (il 2019) avessero esercitato un’attività di impresa o di lavoro autonomo percependo ricavi o compensi annui per un importo compreso fra i 65 e i 100 mila euro. I soggetti rientranti in tale intervallo di reddito avrebbero infatti potuto, secondo quanto disposto dalla precedente Manovra, avere accesso sin dal gennaio 2020 ad una Flat Tax con aliquota sostitutiva pari al 20%.

La misura è stata tuttavia ritenuta incompatibile con gli obiettivi programmatici e con le esigenze di copertura del nuovo esecutivo e dunque eliminata.

Tetto dei ricavi invariato

Non vengono ritoccati per il 2020, come era stato ipotizzato in sede di discussione parlamentare, gli attuali limiti di accesso al regime forfettario, di cui alla Legge 190 del 2014, che rimangono dunque legati ad una soglia massima di compensi e ricavi conseguiti nell’anno precedente e pari, per qualsiasi attività, ad euro 65 mila.

Nuovi requisiti: clausole di esclusione

L’innovazione probabilmente più importante introdotta dal legislatore riguarda però le nuove clausole di esclusione per l’accesso al regime forfettario, e volte a restringerne il cerchio dei fruitori:

  • sono esclusi dal regime, ovvero decadono se già vi aderiscono, tutti coloro che nell’anno precedente (il 2019) hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati come quelli di pensione eccedenti l’importo di 30 mila euro;
  • il contribuente in regime forfettario nell’anno precedente non deve aver sostenuto spese per un ammontare complessivamente superiore a 20 mila euro lordi per lavoro dipendente, anche se svolto nell’ambito del lavoro accessorio di cui al decreto legislativo 276/2003. Vengono inclusi nel conteggio anche i compensi erogati a collaboratori borsisti, contratti a progetto, nonché le somme distribuite sotto forma di utili da associazione in partecipazione.

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