L’obbligo di fatturazione elettronica

Dal 1° gennaio 2019 tutte le fatture emesse, a seguito di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti in Italia, potranno essere solo fatture elettroniche.

L’obbligo di fattura elettronica, introdotto dalla Legge di Bilancio 2018, vale sia nel caso in cui la cessione del bene o la prestazione di servizio venga effettuata tra due operatori Iva (operazioni B2B, cioè Business to Business), sia nel caso in cui la cessione/prestazione venga resa da un operatore Iva nei confronti di un privato o consumatore finale (operazioni B2C, cioè Business to Consumer).

Gli esoneri

Sono esonerati dall’emissione della fattura elettronica soltanto gli operatori (imprese e lavoratori autonomi) che rientrano nel cosiddetto “regime di vantaggio” (di cui all’art. 27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111), meglio conosciuto come regime dei minimi, e quelli che rientrano nel cosiddetto “regime forfettario” (di cui all’art. 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190). A tali categorie di operatori si possono aggiungere i “piccoli produttori agricoli” (di cui all’art. 34, comma 6, del Dpr n. 633/1972), i quali erano esonerati per legge dall’emissione di fatture anche prima dell’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica.

Cos’è la fatturazione elettronica

La fattura elettronica si differenzia da una fattura cartacea, in generale, solo per due aspetti:

1) va necessariamente redatta attraverso un pc, un tablet o uno smartphone utilizzando un programma (software) che consenta la compilazione del file della fattura nel formato XML previsto dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018

2) deve essere trasmessa elettronicamente al cliente tramite il c.d. Sistema di Interscambio (SdI), una sorta di postino telematico gestito dall’Agenzia delle Entrate che svolge i seguenti compiti:

  • verifica se la fattura contiene almeno i dati obbligatori ai fini fiscali nonché l’indirizzo telematico (c.d. “codice destinatario” ovvero indirizzo PEC) al quale il cliente desidera che venga recapitata la fattura,
  • controlla che la partita Iva del fornitore (c.d. cedente/prestatore) e la partita Iva ovvero il Codice Fiscale del cliente (c.d. cessionario/committente) siano esistenti;
  • consegna, in caso di esito positivo dei controlli precedenti, la fattura al destinatario in modo sicuro
  • e ne dà comunicazione a chi ha trasmesso la fattura, con una “ricevuta di recapito” contenente la data e l’ora di consegna del documento.

Le fatture elettroniche che non siano tramitate attraverso il SdI (Sistema di Interscambio) sono considerate non emesse: ciò significa che l’emissione delle fatture avverrà esclusivamente mediante trasmissione digitale all’Agenzia delle Entrate, in opportuno formato (.xml).

L’invio della fattura elettronica

Per trasmettere al SdI il file XML della fattura elettronica ci sono diverse modalità:

  1. si può utilizzare un servizio online presente nel portale dell’Agenzia delle Entrate “Fatture e Corrispettivi” che consente l’upload del file XML preventivamente predisposto e salvato sul proprio PC
  2. si può utilizzare una PEC (Posta Elettronica Certificata), inviando il medesimo file della fattura come allegato del messaggio di PEC all’indirizzo sdi01@pec.fatturapa.it
  3. si può utilizzare la procedura web ovvero l’App Fatturae messe a disposizione gratuitamente all’Agenzia delle Entrate
  4. ovvero si possono utilizzare procedure analoghe sviluppate da operatori privati, che sfruttano un canale telematico dedicato(FTP o Web Service), preventivamente attivato con il SdI, ed identificato da un codice destinatario.

L’operatore IVA può trasmettere direttamente la fattura elettronica oppure può farla trasmettere, per suo conto, da un soggetto terzo, solitamente un intermediario o un provider che offre servizi specifici proprio di trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche.

L’indirizzo telematico

Perché il SdI possa correttamente recapitare una fattura elettronica è indispensabile che al suo interno sia riportato l’indirizzo telematico del cliente, consistente, alternativamente, in:

  • un indirizzo PEC, ovvero
  • un “codice destinatario” rappresentato da un codice alfanumerico di 7 cifre,

che ciascun soggetto si sarà premurato di comunicare preventivamente e tempestivamente al proprio fornitore.

Al fine di evitare che le fatture elettroniche siano recapitate talvolta in un modo talvolta in un altro, rendendo disagevole nonché foriero di errori il loro recupero, è possibile registrare preventivamente presso il SdI l’indirizzo telematico preferenziale dove si desidera ricevere di default tutte le proprie fatture.

Inoltre, per agevolare l’acquisizione dei dati anagrafici da parte dei propri fornitori, tutti i titolari di partita Iva, accedendo all’apposito servizio predisposto nel sito dell’Agenzia delle Entrate, potranno generare un codice bidimensionale (QRCode) contenente, oltre al numero di partita IVA e gli altri dati utili, anche l’indirizzo telematico cui indirizzare le fatture elettroniche. Il QRCode, potrà essere fornito a qualsiasi soggetto che ne faccia richiesta per l’intestazione della fattura con la semplice esibizione dell’immagine dal proprio dispositivo elettronico.

Nel caso in cui un soggetto non registri al SdI l’indirizzo telematico ovvero non comunichi alcun indirizzo telematico (PEC o Codice Destinatario di 7 cifre identificativo di un canale FTP o Web Service) al proprio fornitore, l’unico modo di recuperare la fattura elettronica sarà quello di accedere nella propria area riservata di consultazione del portale “Fatture e Corrispettivi” nel sito dell’Agenzia delle Entrate.

La conservazione della fattura elettronica

Per legge (art. 39 del Dpr n. 633/1972) sia chi emette che chi riceve una fattura elettronica è obbligato a conservarla elettronicamente. La conservazione elettronica, tuttavia, non è la semplice memorizzazione su PC del file della fattura, bensì un processo regolamentato tecnicamente dalla legge (CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale). Il processo di conservazione elettronica a norma garantirà – negli anni – di non perdere mai le fatture, riuscire sempre a leggerle e, soprattutto, poter recuperare in qualsiasi momento l’originale della fattura stessa. Tale servizio è usualmente fornito da operatori privati certificati; tuttavia, anche la stessa Agenzia delle Entrate mette gratuitamente a disposizione un servizio di conservazione elettronica a norma per tutte le fatture emesse e ricevute elettronicamente attraverso il Sistema di Interscambio.

 

In merito a quanto in precedenza, Lo studio è in grado di fornire tutta la consulenza, l’assistenza e gli strumenti informatici per condurre le aziende nella nuova procedura di fatturazione al fine di non farsi trovare impreparati al 1 gennaio 2018.

 

Studio dott. Paolo Todeschini Premuda

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